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Recuperare le borgate? Si può

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E’ uscito il volume “Borghi alpini. Perché il ritorno alla montagna è possibile”, a cura di Uncem Piemonte, il racconto di decine di recuperi architettonici realizzati nelle borgate alpine di Alpi e Appennini piemontesi.

“Negli ultimi anni, il Piemonte è diventata una regione modello in Italia per le sue politiche di valorizzazione e recupero del patrimonio edilizio e architettonico montano. […] Qui, nelle nostre Terre Alte, si concentra un patrimonio immenso. […] Così, per chi ha responsabilità politiche e istituzionali, diventa ancora più necessario interrogarsi sul futuro di quel patrimonio abbandonato. […] Per capire come quel territorio montano possa diventare oggi un luogo in cui “tornano” a vivere e a lavorare persone che guardano alle Terre Alte come area non solo ludica, bensì come dimensione in cui crescere”.

Saluta così l’uscita del volume “Borghi alpini. Perché il ritorno alla montagna è possibile”, a cura di Uncem Piemonte, l’assessore alla montagna della Regione Piemonte Alberto Valmaggia. Felice ma preoccupato per il futuro di questi recuperi edilizi, perché la paura è che possano diventare “cattedrali nel deserto”. Ma si sa, gli amministratori responsabili come Valmaggia, lanciano gli allarmi per scongiurare il peggio. Rimane il fatto che, come testimonia questo interessante volume scaricabile in pdf, decine di interventi edilizi sono stati portati a termine con successo sulle nostre Alpi. Quando grazie al lungo lavoro preparatorio realizzato da Uncem Piemonte la Giunta Regionale nel 2009 ha approvato le “Norme di attuazione” della Misura 322, Azione B) sulla realizzazione di organici “programmi integrati di intervento” volti al recupero ed allo sviluppo di un numero limitato di borgate montane, la cosiddetta “misura 322 del Psr 2007-2013”, sono state ben 96 le domande di recupero architettonico presentate da parte di comuni e comunità montane, di cui 34 ammesse al finanziamento. La misura, come evidenziano i numeri, ha sicuramente intercettato un bisogno diffuso sul territorio montano piemontese, e realtà come Sant’Antonio-Miribrart nel Comune di Ostana, Borgata Podio in quello di San Damiano Macra, Serre nel Comune di Elva e tante altre sono oggi luoghi rimessi a nuova vita.

Marco Bussone dell’Uncem Piemonte, curatore del volume, sottolinea come: “Il lavoro continua e questo volume, con tutte le storie di rivitalizzazione, già compiuta o ancora da montare, dimostrano quanto il tema sia al centro di un’attenzione culturale, economica, politica. Uncem di certo continuerà a fare la sua parte”. Nella speranza che la Regione Piemonte, come ci si augura da più parti, voglia rinnovare tale misura nel Psr 2014-2020 e rivitalizzare altri borghi alpini.

Maurizio Dematteis

Scarica il volume in pdf

4 commenti su “Recuperare le borgate? Si può

  1. recuperare le borgate è un dovere ! rispetto di chi le ha costruite e vi ha vissuto nella poverta e miseria ,ora tutto piu facile con le comodità che ci sono ,con i tempi che corrono penso che i giovani se vogliono campare dovranno imparare a piegare la schiena e darsi da fare . io son nato in una borgata di montagna a1200 m x 14 anni ,il lavoro mi ha portato in un’altra strada ,ora vivo da 26 anni in una borgata a 950 m io moglie ,cani capre galline conigli oche ,nessuno è piu felice di noi

  2. Buongiorno a tutti,
    concordo pienamente con Dorino.
    Vivere in montagna è uno dei miei sogni, che spero di coronare, visto che ho solo 52 anni.
    Nonostante eventuali difficoltà logistiche, tutte superabili, penso che ripaghi in maniera assolutamente appropriata e più di quanto si immagini.
    Buona montagna a tutti
    Massimo

  3. Trasformare le case e le borgate montane destinate all’estinzione a causa dell’abbandono, in un patrimonio per l’intero Piemonte, capace di muovere nuova economia, creare nuovi posti di lavoro e generare nuove imprese.

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