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Montanari per forza: l’accoglienza nei territori montani

Pettinengo (BI - Italy), January 2017 - Two guys of Malian and Ghanaian origins work together with local collaborators of the Association Pacefuturo to restore mountain trails. Reception of migrants and their integration paths are managed by the association Pacefuturo.
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Pettinengo (BI), gennaio 2017 - Due ragazzi di origini maliane e ghanesi lavorano insieme a collaboratori locali dell’Associazione Pacefuturo al recupero della rete sentieristica. L’accoglienza dei migranti ed i loro percorsi di inserimento sono gestiti dall’associazione Pacefuturo.

Montanari per forza: una ricerca condotta dall’Associazione Dislivelli per approfondire il possibile ruolo dei Comuni montani nella gestione del fenomeno dell’accoglienza di richiedenti asilo, rifugiati e migranti sul territorio nazionale.

Sono oltre 14 mila i migranti ospitati sul territorio piemontese, l’8% del totale nazionale. L’accoglienza investe non solo le grandi città della pianura, ma coinvolge in maniera crescente anche i Comuni montani, chiamati a sviluppare nuovi progetti d’accoglienza. Cosa accade quando i rifugiati si stabiliscono in piccole realtà periferiche? Qual è l’impatto sulla coesione sociale delle comunità? Quali sono le prospettive di integrazione lavorativa e le ricadute economiche sui territori interessati? I rifugiati possono essere un’opportunità per i territori montani piemontesi?

Per approfondire le conoscenze relative a questi casi e analizzare il possibile ruolo dei Comuni montani nella gestione del fenomeno dell’accoglienza di richiedenti asilo, rifugiati e migranti sul territorio nazionale, nel 2016 la Compagnia di San Paolo, nell’ambito del Programma Torino e le Alpi, ha affidato all’Associazione Dislivelli la realizzazione di un’indagine conoscitiva del fenomeno: nasce da qui la ricerca Montanari per forza. Quali opportunità per i migranti forzati nelle montagne italiane? Quali opportunità per le montagne italiane nell’accoglienza dei migranti forzati?, curata da Maurizio Dematteis e Alberto Di Gioia. Al centro di questo lavoro, un’analisi dei dati rilevati a livello nazionale che mette a confronto i numeri dell’accoglienza nelle aree montane e in quelle di pianura, e un approfondimento su sette esempi di accoglienza raccolti sulle montagne piemontesi, tra le Province di Biella, Cuneo, Torino e Verbano Cusio Ossola, in territori dove la popolazione straniera, se ben inserita, potrebbe rappresentare una risorsa particolarmente importante, contribuendo a frenare lo spopolamento delle Terre Alte e la riduzione della forza lavoro.

I risultati della ricerca sono stati presentati durante il convegno Il mondo in paese. Dall’accoglienza all’inclusione dei rifugiati nei Comuni rurali del Piemonte, organizzato nel mese di maggio a Torino, dalla Compagnia di San Paolo, dalla Regione Piemonte e dalla Città metropolitana di Torino, in collaborazione con l’Associazione Dislivelli e il Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione (FIERI).

Montanari per forza

La ricerca è strutturata in due parti:

  1. un’indagine dei dati complessivi analizzati sul territorio nazionale comparando le aree montane e non montane a una scala comunale (dato raccolto georiferendo le singole strutture ospitanti per tutto il territorio nazionale), attraverso il confronto di tabelle di sintesi e cartografie;
  2. l’approfondimento dei casi piemontesi: partendo dai dati sono state individuate e approfondite sette buone pratiche utili per una riflessione sul ruolo che le Terre Alte possono o meno avere nell’affrontare il fenomeno dell’accoglienza di “migranti forzati” nel nostro Paese.

Le sette buone pratiche prese in considerazione sono state volutamente differenti tra loro per genesi, struttura, dimensione e obiettivi. In Provincia di Biella è stato analizzato il caso di Pettinengo, fondato sul forte radicamento dell’Associazione Pacefuturo nel tessuto locale. Nel cuneese sono stati riportati i casi di Ormea (Valle Tanaro) e il Progetto Parco Solidale, ideato e realizzato dall’Ente di gestione Aree protette delle Alpi Marittime (Valle Gesso). In Provincia di Torino, il Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione (FIERI) ha analizzato l’accoglienza della Diaconia Valdese nel Centro Crumiére di Villar Pellice (Valle Pellice), i progetti di Ceres e Pessinetto (Valli di Lanzo), due Comuni che nella gestione dei rifugiati hanno potuto contare sul sostegno dell’Associazione Morus Onlus, e quelli della Valle di Susa, un territorio in cui l’accoglienza è stata gestita tramite un Protocollo sperimentale tra la Prefettura e venti Comuni valsusini che ha favorito il coordinamento degli interventi e la loro diffusione territoriale. Tra le buone pratiche individuate anche le Valli Ossolane, dove il Comune di Vogogna si è speso per promuovere l’integrazione delle persone ospitate attraverso il lavoro volontario.

Qui è possibile consultare la sintesi della ricerca Montanari per forza.

Informazioni: comunicazione@torinoelealpi.it

Immagine in evidenza: © ValeriaScrilatti, Pettinengo (BI), Gennaio 2017 – Due ragazzi di origine malese e ghaniana lavorano insieme ai collaboratori dell’Associazione Pacefuturo per ripristinare i sentieri di montagna. La ricezione dei migranti e i loro percorsi di integrazione sono gestiti dall’Associazione Pacefuturo.

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